17.5.14

Godzilla - La Rooooooooarcensione

Chiunque senta parlare di Godzilla, non può fare a meno di pensare ad un mostro panzuto, squamoso, che come hobby nel tempo  libero ha quello di radere giù intere città di tizi dagli occhi a mandorla. Qualche volta anche case di tizi americhegni, se gli va di andare a giocare in trasferta e farsi il viaggio Tokyo-San Francisco sulla Godzilla Airlines con tanto di Dr. Pepper's e cappellino degli Yankees. Ma il più delle volte, almeno nello storico dei film, Godzilla è un grande Kaiju che prima vuole disintegrare il genere umano e poi, per motivi legati a il Giappone è mio, vaffanmoc',si trova a difendere da altri esseri altrettanto godzillosi quegli stessi uomini che tramite esperimenti nucleari lo avevano creato tempo prima.
Dunque.
Il personaggio di Godzilla si può interpretare in due modi. Uno strettamente legato alla scenograficità della distruzione che porta "Daje Godzì, scelgo te. Spacca tutto!" e del te lo faccio vedere io l'effetto speciale, e l'altro, un pelo più profondo, riguardo a tutto ciò che concerne disastri ambientali&Co. che puntualmente portano a porsi forti quesiti sull'operato dell'uomo e dell'implicazione del nucleare.
Avvenimenti accaduti in un caldo 6 agosto 1945 -all'anagrafe Little Boy sganciata su Hiroshima- che hanno poi portato all'ideazione e alla produzione del primo Godzilla, datato 1954, film drammatico e per nulla guascone, in cui il Giappone si interrogava sui reali effetti delle radiazioni atomiche. Si parla di protoscienza e di mostri che sparano kamehameha dalla bocca, ma si tratta comunque di un fenomeno di denuncia sociale a connotazione storica.
Ed ecco di come un film fantastico di Sci-Fi possa far riflettere, a distanza di più di mezzo secolo, su tematiche di cui due attuali generazioni hanno già perso la memoria.
Ma del resto, a buona parte del pubblico della memoria e dell'omaggio alla cinematografia giapponese ce ne frega poco, e quello che importa è che sullo schermo ci sia un Godzilla bello e credibile, che ruggisca, spacchi tutto, se magni tutto neanche fosse un parlamentare italiano.Ad alcuni basta questo, ecco perché bisogna dividere la recensione su due livelli..
Adesso, la recensione del film senza spoiler[...]

11.5.14

The Amazing Spiderman 2 - La relazione


Ci hai pensato parecchio su, su questa pezzo non sul film. Uscito il 21 aprile in Italia, il 30 aprile qui in Francia, tu lo hai potuto guardare solo ieri. Ti sei preso più di una mezza giornata per pensarci su e ti sei detto "questa recensione non s'ha da fare".
Eppure ci sei tornato sopra più volte, e ogni volta che ci pensavi su era una volta in più che ti veniva voglia di scrivere. Ma di cosa?
Di un film passabile dell'ennesimo supereroe accalappia-soldi ? Del film di un regista che di film ne ha fatti pochi pochi e, a dirla tutta, pilotato da mamma Sony o obbligato a infilare nella pellicola più Sony Vaio che figuranti?
No, di qualcosa c'era da parlarne. Qualcosa di più profondo, di più essenziale. Quell'essenziale che possono cogliere solo chi di anni ne ha sei o di anni ne ha quaranta, e ha cominciato a leggere il fu Uomo-Ragno proprio a quella età lì.
Per questo, stavolta non sarà una recensione, ma una relazione.
Sì, una relazione su quello che questo film mi ha lasciato dentro.
E torniamo a dire un po' di buffonate che se sei troppo serio nessuno ti prende in considerazione.[...]

18.3.14

Dark Souls 2: ready to die?

Che uno, già dal sottotitolo del gioco, sente l'impulso di starne alla larga e di ravanarsi fugacemente i gioielli di famiglia. Ma Dark Souls 2 invece, è proprio così: un gioco in cui più muori, più imprechi e più ti diverti.

Per chi crede che Dark Souls sia il nome di un gruppo metal... 
DS2 è un gdr completamente atipico nella sua specie. Ideato e sviluppato da From Software -un ricettacolo di giapponesi che credono che passare 70 ore su un gioco e morire migliaia di volte sia qualcosa di divertente- segue le vicende di Demon Soul's (capostipite della saga) e Dark Souls. Slegato narrativamente dai primi due, DS2 è giocabile tranquillamente stand alone: la storia è così minima e ingarbugliata che non ci farete nemmeno attenzione poiché l'unica cosa a cui farete attenzione è cercare di non morire e andare avanti il più possibile.[...]

13.2.14

Il Lato Oscuro della Fiction: The Walking Dead S04E09

"Sai Roger, oggi non è proprio giornata"
"Perché JT?"
"Perché il veterinario mi ha detto che ho le pulci"
"Cavolo, è proprio una brutta notizia! Vuoi che ti aiuti?"
"Potresti darmi una mano a spulciarmi?"
"Certo, si fa così tra amici"
"E visto che ci sei, mi passeresti pure una banana?"

Te lo immagini così, spiccicato tale e quale, il dialogo degli sceneggiatori di questa serie di The Walking Dead. Un dialogo drammatico e denso di significato, con la vita di tutti i giorni che bussa violentemente alla porta e che porta con sé tonnellate e tonnelate di problemi. In particolare se sei una scimmia ulratrice e di mestiere fai lo sceneggiatore per AMC.[...]

30.12.13

Premi Café di Oz 2013


Il duemilaecredici sta volgendo al termine e noi, tra una magnata ed un'altra, assisi sul divano a guardare per la trecentesima volta Una poltrona per due, cerchiamo di fare un bilancio complessivo dell'annata. Naturalmente i dieci chili presi negli ultimi tre giorni quelli non contano no, che poi con l'anno nuovo cominciano le diete e le palestre. Fino a febbraio, ma questo è un altro discorso. Dunque, pure te cerchi di fare un resoconto dell'annata, ma cerchi di farlo in modo diverso. Come? chiederanno i più puntigliosi di voi.
Facile, rispondi. Quattro premi, uno per campo di interesse (film, serie TV, fumetti e videogiochi), in cui entrano solamente i tre migliori. Non c'è spazio per un quarto, per un terzo e mezzo o per qualcuno a pari merito. Tra i premi Cafè di Oz entrano solo i migliori tre, niente gare d'appalto truccate o giudici corrotti a forza di cotechini e strenne natalizie.Allora, pronti?
Via![..]

27.10.13

Il Lato Oscuro della Fiction: The Walking Dead S04E02

Diciamocelo chiaro, tu di tempo questa settimana ne hai avuto proprio poco. Ecco il perché questa puntata del Lato Oscuro della Fiction pubblicato al fotofinish. Ma che ne volete sapere voi, che il sottoscritto qui aveva ben altri impegni sui quali era impressa la targhetta IMPROROGABILE. Tipo vedere due volte in tre giorni Gravity al cinema. Tipo, eh.
Ma torniamo a noi ed è ora di parlare di The Walking Dead. Serie partita come survival horror, che è diventata a tratti un b-movie splatter di serie C B, e che ora si sta attestando sui livelli della sagra delle caldarroste di Lariano. Ma è solo la seconda puntata, magari migliora. Magari. O magari peggiora e arriva ai livelli della sagra della salsiccia di Morlupo. Che ne puoi sapere.
Per il momento però, noi poveri stolti dipendenti dalle serie TV, ci godiamo questo momento e via al riassuntone. Che contiene SPOILER ma che contiene pure tanti maiali. Entrare per credere.[...]

25.10.13

Gravity, la recensione di un CAPOLAVORO


Il perché di questo ritardo mostruoso nella recensione è presto detto: qui in Francia il film è uscito nelle sale solamente il 24/10 e non ad inizio del mese come in Italia. Ohporcapaletta, bisogna aggiungere alla data di uscita se si è poco volari. Oporcodiaz se invece avevi la scuola elementare vicino al porto.
Venti giorni in più per vedere un film che in terra americhegna ha fatto un successo stellare e che in molti critici hanno etichettato non come capolavoro, ma come CAPOLAVORO-Tiè, e mo' beccate 'sti du' spicci.
Visto che stavolta le parole sono solo due parole due sulla recensione, si parte dal voto e dal parere.
Ebbene, Gravity è come la prima volta (parlo di quella cosa che si fa in due. In solitaria non vale).
Ti lascia una sensazione addosso che, cazzopè, non ti dimenticherai mai.
Al di là del fatto che possano piacerti o meno i film di fantascienza, ti possa stare sulla balle o meno l'uomo della Nespresso, o la rediviva Sandra (hai detto Sandro?), Gravity è un CAPOLAVORO che al cinema DEVE essere visto e DEVE essere visto in 3D (se avete cinque carte da aggiugere andatelo a vedere in IMAX).
Perché? Se mi seguite ve lo spiego in breve...

20.10.13

Il Lato Oscuro della Fiction: The Walking Dead S04E01

Quando pensavi che il fondo fosse stato toccato in un paio di puntate della scorsa stagione e di quella precedente ancora, non eri lontanamente pronto a pensare che si sarebbe potuto toccare un fondo così basso, ma così basso che se non stai attento sbuchi nel distretto di Wang, provincia di Shangai. Pensavi fosse impossibile ed invece, come una pugnalata nella schiena, mesi e mesi di hype smodato sono stati cancellati via da una singola scena.
Di che parlo? Facile, della scena che mi ha dato lo spunto per riaprire questa rubrica e per portarla avanti (spero) settimanalmente. Che certe cose le fai per puro piacere, eh. Ma stavolta di un piacere sadico, che ti fa ridere fino a che ti fa capottare dalla sedia.
Siete pronti per la nuova puntata? Pronti i popcorn? Le coca-cola lì, in ultima fila, non le lasciate per terra che poi Enzo, quello che pulisce, se la prende con me.
Forza allora, tutti dentro insieme a me in questa nuova puntata de (musica di suspance di sottofondo)

Il Lato Oscuro della Fiction: quello che i personaggi pensano e che non dicono

[occhio che contiene SPOILER grossi come case]...

12.10.13

Fumettologia Rampante: 5 motivi per cui non devi chiedere MAI ad un fumettista "Mi fai quello?"

Questo è il prodotto durante la lunga chiacchierata con Alberto Ponticelli avuta a Paris Manga 2013

C'è che tu questo post lo stai scrivendo con la morte nel cuore, con un dolore quasi shakespiriano che ti pungola ogni volta che vedi scritto in giro per la rete: LUCCA.
C'è che a te fa male perché quest'anno tu non ci sarai, no.
Dopo quasi dieci anni di cieca e fedele militanza, quest'anno devi appendere lo zaino portafumetti e il vestito da cosplayer al chiodo.
Il motivo è presto detto: è ora che cominci a prendere sul serio quella cosa che in tanti cercano ma che nessuno trova, e cioè il LAVORO. Sai com'è, visto che l'anagrafe non mente e cominci ad aver passato da un po' i 27 anni.
Così, che fai se per trasferta lavorativa te ne devi andare all'estero per un po' di tempo?
Lasci perdere quelle tue passioni forse puerili, forse derivanti da qualche trauma adolescenziale, forse sorpassate, ma che, non sai ancora per quale motivo, fanno sempre parte di te?
Ma vattelapesca, nossignore per nulla, no.
Pure se stai all'estero, per fiere di fumetti continui a girare, adoperandoti in quella cieca militanza che ti ha cresciuto, e con la scusa esporti pure un po' di orgoglio patriottico.
Poi succede che in questo tuo mesto peregrinare, ti imbatti in disegnatori italiani che conosci e con cui magari ci scambi due chiacchiere. Pure perché sei l'unico che hanno incontrato in due giorni a parlare la loro stessa lingua, oh. Due chiacchiere che diventano quasi un'ora tipo di quelle passate davanti ad un caffè. Ma due chiacchiere tra italiani sono pur sempre due chiacchiere.
E buona parte del discussione che avete avuto nasce da una sua domanda: "Cosa vuoi che ti faccia?". E' non è una proposta sconcia, ma solo la proposta cronica, quasi imparata a memoria, di un povero disegnatore assalito da orde di fan inferociti che vogliono un suo bozzetto. O quello, o la sua testa. Che tanto, incorniciati vicino allo scaffale dei fumetti ci stanno bene tutti e due . E spesso il disegnatore, temendo per la propria vita, asseconda i desideri di questi turpi individui andando anche contro sé stesso. Per quale motivo?
Ecco i 5 motivi per i quali è bene non chiedere mai nessun soggetto specifico al tuo designatore preferito in loco fiera

1. Il disegnatore non è una stampante.
Nel senso che dopo una giornata passata a disegnare i soliti tre personaggi, succede che ad un punto si sarà pure rotto i marroni. E se poi comincia a fare disegni che fanno schifo, vi urla contro e vi minaccia la madre, non lo fa perché cattivo ma perché solo frustrato.

2. Il disegnatore è un artista, parte I.
Il disegnatore, prima di essere un burattino che tenta di salvarsi la vita dalle orde di nerd, è un artista. E in quanto tale disegna e crea in base alla propria ispirazione. Nel senso che se gli chiedete Frodo che scala Monte Fato mentre Iron Man plana su di loro e Batman li aspetta sul cucuzzolo, non pretendete che lo faccia con troppo desiderio. Soprattutto se, per esempio, lui in vita sua ha sempre e solo disegnato Tex. O le Winx, che ne so

3. Il disegnatore è un artista, parte II.
Il disegnatore, prima di essere l'uomo sfiancato e con la sindrome del tunnel carpale, è un uomo che ha ideato e realizzato alcuni dei suoi personaggi. Ciò significa che, seppur a voi quei personaggi vi fanno salire il sangue agli occhi, magari a lui piacciono tanto, e visto che nessuno glie li chiede mai, se lasciato a briglia sciolta magari sente l'ispirazione proprio in quel momento e li realizza al massimo delle sue possibilità. Magari pure se sta a fine giornata, se deve andare via dopo cinque minuti o se sta per svenire a causa dei dolori  artritici alle dita.

4. Il disegnatore ha delle preferenze personali. Fai attenzione a chi chiedi.
Il disegnatore, come qualunque uomo sulla terra, ha delle preferenze e dei gusti arbitrariamente personali e spesso non condivisibili. Dunque, quando gli chiedi di disegnarti Iron Man a cavacecio su Ombromanto mentre salutano Goku sulla nuvola Speedy/Kinto, non ti lamentare se poi ti disegna due omini stilizzati che assomigliano a quelli che attraversano le strisce pedonali sui cartelli.
Magari a lui i fumetti americani, quelli giapponesi e la letteratura fantasy fanno schifo e ha la passione per quelli fiamminghi. Che ne puoi sapere.

5. Il disegnatore è una specie in via di estinzione. Proteggilo.
Di disegnatori italiani bravi ce ne sono veramente pochi. Di disegnatori italiani di grande successo internazionale invece, quasi nessuno. Quindi quando ce li hai davanti, cerca di non asfissiarli troppo e lasciagli lo spazio per fare il loro lavoro. Sicuramente ne sanno una più di te.

Se poi vuoi rompergli volontariamente le balle, chiedergli soggetti impossibili, ambientazioni grandi come la Cappella Sistina, fai pure. Viviamo in un paese democratico ed è lecito domandare.
Se poi dopo due ore di fila, innumerevoli bestemmie e innumerevoli conversazioni di circostanza con altri stronzi in fila come te, ti ritrovi sul foglio un Mio Mini Pony che ti dice "Mo' levate dai coglioni", ricorda che io te lo avevo detto.

29.9.13

Rush, la recensione senza spoilerozzi a 300 km/h

Diciamo che te e la F1 siete una cosa tutto in famiglia, come il telefilm ma senza il signor Kyle. Tu, pure se eri così piccolo che tanti ricordi te li sei persi metà nella fase della seconda infanzia e metà nel pannolino, fin da quando camminavi a quattro zampe eri abituato a sentir parlare di gente come Mansell, Prost, Villeneuve (quello leggendario), Berger, Lauda e Senna. Eri lì appena ottenario davanti allo schermo, quel pomeriggio del '94, quando vedesti quella ruota schizzata a più di duecento chilometri orari uccidere il più grande campionissimo su cui i tuoi occhi mai si poseranno di nuovo. E da bravo ottenario quale eri, domandavi con una cadenza di tredici volte al minuto a Lui, il tuo unico maestro: "Papà è vero che non si è fatto niente?".
E  con infinita pazienza Lui, il tuo maestro, tuo padre, uno che di gran premi in trasferta a Monza e Imola se ne era fatti insieme ai tuoi zii almeno settordici milioni, era lì e per la prima volta da quando eri nato, invece di dare un perché alla tua infinita sete di conoscenza e alla buona dose di scassamento gratuito di marroni quotidiano, quel giorno lì non sapeva cosa risponderti.
Questa era la F1 come te la ricordavi, l'evento della domenica tuo e di papà a cui non si poteva mancare mai. Come la tombola a Natale, con la nonna che faceva cinquina ma che dormiva e non la chiamava mai, insomma. Guidavi le macchinette al luna park e quando superavi qualcuno gridavi "Mangia la polvere di Niki Lauda" facendo un elegante gesto dell'ombrello infantile. Infantile ma pur sempre efficace. Con mamma che ti sgridava e papà che ti guardava compiaciuto. Tutto questo per dire che tu, a pane e F1 non solo ci sei cresciuto ma che la filosofia del Gran Premio era uno stile di vita.
Ma gli anni passano per tutti, e come hai visto tuo padre piano piano imbiancarsi (anche se non di molto) e a te è cominciata a comparire la barba (anche se non di molto), anche la F1 è cambiata poco a poco. Sempre più spesso elettronica e regolamenti serrati hanno diminuito sorpassi spettacolari e incidenti memorabili, e hanno aumentato il numero di penalità e le pennichelle dal tredicesimo giro al quarantasettesimo giro (che prima c'è la partenza e dopo c'è l'arrivo, dice il maestro, papà).
E' vero che te un Gran Premio di Lauda non lo hai mai visto, ma lo hai "sentito" correre tutte le volte che tuo padre ti raccontava di lui a Imola, a Monza, e di tutte le volte che aveva tifato contro o a favore.
tu, Niki Lauda te lo ricordi così: senza una recchia, mentre perculizza Schumacher

Tu, che un film così non te lo aspettavi proprio, quando ne hai visto l'annuncio qualche mese fa a momenti non ti ribaltavi dalla poltrona.
Adesso che lo hai visto, allora?
Seguitemi, vi faccio fare un giro al Nürburgring...[...]

20.9.13

Grande fiera delle caldarroste e della fantasciEnza: Elysium e Riddick, due recensioni al prezzo di una

Settembre è arrivato e noi al cinema andiamo. Che piove e tira vento, ecco.



Questa recensione, ci hai pensato un po' su, e la vuoi aprire con due risposte, subito subito:
1. No, non sono morto e no, non ho fatto i soldi. Se non ho più scritto sul blog è perché...perché saranno pure un po' affari miei
2. Se a te la fantasciEnza non piace poi troppo, perché questa volta recensisci non uno ma ben DUE film in cui ci stanno robot cattivi e protagonisti rasati? Perché al cinema davano questi e fuori ha cominciato a piovere spesso.
Ma partiamo con le due recensioni va', che c'hai poco tempo e vuoi tornare a giocare a GTA V.
Ah no, la tua Xbox è spirata nell'afosa notte del 15 agosto e adesso ti stai attaccando come un vampiro ai video che trovi in giro su internet e alle foto in game che ti manda tuo fratello aspettando in una grazia divina.
Cioè che tipo trovi in offerta il bundle, ma vabbè...[...]

28.8.13

Inferno, Dan Brown - la recensione


Da l'autore de 
Il Codice da Vinci

Un romanzo uguale uguale a 
Il Codice Da Vinci
che è uguale a Angeli e Demoni 
che è uguale a Il Simbolo Perduto

Gli stessi identici personaggi de
Il Codice da Vinci
che sono uguali a Angeli e Demoni
che sono uguali a Il Simbolo Perduto

Gli identici colpi di scena de 
Il Codice da Vinci
che sono sempre uguali etc. etc.

Una corsa contro il tempo sulle rime 
inventate di sana pianta 
immortali di 
Dante
(Ma non Alighieri, Dante Gualtiero quello del circolo di bocce)

Un libro ambientato per caso a 
Firenze
e a Venezia per allungarlo
e a Istanbul così, tanto per

Un tema umanitario caro a 
Bangladesh, India e Cina
 trattato con il piccone,

Il libro che andrebbe venduto 
al posto delle guide turistiche del
Gambero Rosso

Signore e signori, ecco a voi 
Il Codice da Vinci 
Inferno

Punto.

Valutazione del libro su scala da una tazzina d'oro (pessimo) a cinque tazzine d'oro (imperdibile):

Una tazzina d'oro virgola du' palle (approssimato per eccesso)

24.8.13

Habemus Batman: attaccatura alta e mento a culo di gallina

Il nuovo Batman: quando è tutta questione di mento
Diciamo che oramai lo sanno pure le pietre e che non c' neanche troppo bisogno di fare il post thriller che scava nel mistero misterioso. Diciamo pure che questa notizia è stata talmente choc che ha fatto il giro del web ed è finita pure sulla prima pagina delle notizie Ansa. Diciamo pure, però, che tu a fine mese i soldi a casa devi portarli e non lavorando davanti ad un pc hai potuto solo adesso buttare giù due righe su questa notizia. Diciamo anche che mentre scrivi DUE righe DUE su questa notizia hai letto robe folli in giro su internet, del tipo che non puoi lasciare il mondo telematizzato (una volta era civilizzato e basta) che leggi di rivolte e petizioni in giro sul web che sono arrivate pure ad Obama per far cambiare idea alla Warner Bros sull'attore da utilizzare. Eppure pensavi che le uniche rivolte in giro fossero in Egitto, e visto che Mubarak è stato arrestato le acque dovrebbero acquietarsi. Purtroppo però, c'è forse qualcosa peggiore della crisi politica del Medio Oriente: dare a milioni di infervorati fans un supereroe che ha il mento a culo di gallina. E questo no, è inaccettabile. Lo sanno tutti che Batman ha il mascellone americano per antonomasia. Allora chi hanno scelto per intepretare il pipistrellone che uscirà insieme a Superman nel 2015 nelle sale? Ashton Kutcher? Ron Moss? O addirittura Scamarcio?
La risposta c'è, ma per comprenderla appieno bisogna fare prima un salto nel passato...

22.8.13

Viaggi di cellulosa: 22/11/63 e Joyland, Stephen King

"Ed ecco un’altra cosa che so: le molteplici scelte e possibilità della vita quotidiana sono la musica che danziamo."
22/11/63

Stephen King, ovvero l'uomo senza labbra

Era da parecchio che non leggevi due libri di fila di zio Stephen. Già, da quando? Beh, da quando non sfornava capolavori uno dietro l'altro. E parliamo dei romanzi scritti negli anni '80-'90. Del tipo che ne finivi uno, te ne facevi consigliare un altro da qualcuno e te lo andavi a comprare subito perché quello che stavi per finire aveva già aperto una breccia nel tuo cuore. Roba che tu per sei mesi non hai letto altro che Stephen King ed eri certo che da un momento all'altro i Tommyknockers avrebbero bussato alla tua porta.
Ma procediamo con la dovuta calma.
Che il Re sia sempre stato tale non c'è dubbio ma, parliamoci chiaro, anche i re qualche volta escono fuori dal seminato e bisogna tirargli le orecchie a coppino finché non smettono. Tipo che Nerone ha bruciato Roma e per questo l'hanno segato, a Luigi XVI hanno tagliato la testa e ad Aerys l'hanno accoppato a tradimento. Ma lui era matto davvero e non fa testo.
Anche per King è stato così, soprattutto nel periodo scrivo-io-ma-non-sono-molto-convinto-sul-cosa-stia-scrivendo, e cioè tutti quei romanzi intercorsi tra Desperation e Cell. Sì, proprio quelli che sembravano essere stati revisionati da Mengacci. Ecco perché poi tutte quelle voci sui ghost-writers di King.
Non che il Re abbia fallito (il Re non fallisce mai), ma la sua produzione era giusto all'altezza dell'ultimo di Bruno Vespa, per intenderci.
Insomma, hai cominciato 22/11/63, ti ha preso, ti ha commosso, ti ha spaventato e quando l'hai finito sei corso subito in libreria (veramente te lo sei fatto portare perché tu non potevi fisicamente andarlo a comprare) e hai cominciato a leggere Joyland.
Quindi?
Quindi non mi sono commosso solo una volta. Ma due di fila.
Se volete saperne di più, io alzo la mano e chi vuole mi segua[...]

20.8.13

Una nuova droga chiamata Plants vs. Zombies 2

"E dopo le tenebre e l'invasione delle cavallette, per punire l'Egitto Dio decise di inviare la più temibile delle piaghe: 
gli acquisti in-app".






Parlare di Pants vs. Zombies per Apple è come parlare di Metal Gear su PsOne,  Super Mario pedi per Nintendo o Zelda per Game Boy.
E cioè uno di quei giochi che una volta che inizi no puoi finire se quel gioco non lo hai proprio finito tutto, ma tutto tutto. Finché non hai preso la figurina dell'ultimo zombie che si sblocca automaticamente solo alla cinquantesima ora di gioco. Su un cellulare, faccio presente.
Ecco, questa è l'essenza di questo gioco.
Un tower defense geniale che cominci, e da cui non ti staccano via neanche con un piede di porco.
Nuova grafica, un miliardo di nuove piante, un fantastiliardo di nuovi potenziamenti e un gioco più variegato che mai. Tantissimi zombie tutti diversi e per tutti i gusti. Vi piacciono le mummie? Avrete degli zombie vestiti da faraoni. Vi piacciono i cowboy? Avrete degli zombie vestiti da pistoleri. Vi piacciono le donne? Beh, quelle le potete cercare su qualche sito che conoscete voi.
Ma...

Perché il perfido MA c'è, e si sente (fortunatamente solo a tratti).
Ed è l'undicesima piaga d'Egitto, subito dopo le vene varicose e Silvio Berlusconi: parlo degli acquisti in-app.
Non sono fondamentali come un bel  muro di patate davanti alle sparasemi, ma i potenziamenti acquistabili aiutano parecchio durante lo svolgimento del gioco.
Ma il punto non è questo: il problema sta nell'essenza del gioco.
Mettere gratis un gioco per poi succhiarti il sangue a suon di soldi veri è un po' un "entra bello, che è gratis. L'uscita la paghi cinquanta euro ma non ti preoccupare". Robe così, insomma, che uno si aspetta da Gameloft e basta. 
A Plants vs Zombies ci puoi giocare pure senza spendere due soldi ma alcune piante (tra cui alcune famose come la Sparasemi glaciale) non sono acquistabili se non sborsando fior di zecchini. Che con tipo tre euro uno la pianta se la compra davvero e se la mette fuori al balcone caso mai arrivasse davvero qualche zombie.
Un po' claudicante e sintatticamente discutibile, la risposta di Allen Murray, Ceo di PopCap: "Francamente, è stato qualcosa per cui la squadra ha davvero lottato: come lo facciamo nel modo giusto? Stiamo solo cercando di trovare un buon equilibrio. Vogliamo che la gente possa godere del gioco", che sembra piuttosto "più gente ci gioca e più possibilità ci sono che i figli svuotino le carte di credito dei genitori senza che essi se ne accorgano".

Per farla finita.
Se avete giocato al primo Plants vs. Zombies questo dovete scaricarlo per forza, è un obbligo morale.
Se invece non avete giocato al primo, chiedete perdono durante la remissione dei peccati, poi lo andate a scaricare, ci giocate, lo finite e scaricate subito il secondo.
E tutta quella storia degli acquisti in-app?
State sempre a guardare il capello pure quando si parla di capolavori...

Meno male che Edgar ha le mani di peluche, fa fatica con il touchscreen e si stufa subito. 
Abbiamo dovuto stabilire pure i turni per giocarci...

15.8.13

Fumettologia rampante: sotto l'ombrellone, Age of Ultron

"Ehi Cap, hai qualcosa infilato tra i denti. Ti aiuto io"

Si, mentre tutti inzuppano i piedini nelle acque dei sette mari, tu non solo il mare l'hai visto manco col binocolo questa estate, ma ieri sera ti sei dovuto pure mettere addosso la seconda copertina perché avevi freddo. E mentre cercavi di riscaldarti, hai finito di leggere l'ultimo volume di Age of Ultron, il grande crossover Marvel in edicola a settembre (che volete, a voi il mare e a me i fumetti con otto mesi di anticipo, beh problemi?).
E cosa hai da dire al riguardo?
Bello? Brutto? Compri una vocale?
La questione si è fatta delicata con l'avanzare dei numeri. Sei partito entusiasta dopo i primi tre e sei arrivato, come dire, un po' sconcertato. Tanto che ieri sera ti sei addormentato nel letto senza avere le forze di mettere a posto gli albi e stamattina ti sei svegliato come Thora Birch nella locandina di American Beauty.
Cioè ricoperto da fumetti più o meno spiegazzati.
tipo così, ma coi fumetti
Ma a parte il rodimento vorticoso di balls, passiamo alla recensione (senza spoiler).[...]

11.8.13

The Purge, La Notte del Giudizio - le recensione

- Allora ti ha fatto paura? Ti ha inquietato?
- Sinceramente non lo so, Edgar. A metà film mi sono addormentato...


Sei andato al cinema che la scimmietta ce l'avevi sulla spalla. Avevi visto il trailer, hai letto la trama, e questo futuro distopico esagerato e visionario ti era piaciuto parecchio.
Ti sei messo seduto e hai cominciato a vedere il film. Senza scavare troppo con occhio critico, hai notato che i personaggi erano credibili, gli attori passabili, la regia molto buona e le musiche adatte ad un ambiente dark in cui si fa prima a schiattare che a bere un bicchiere d'acqua.
E allora cosa è andato storto? Perché non stiamo qui ad osannare Il Giorno del Giudizio come un film horro-thriller da tramandare ai posteri?
Il motivo è che a metà film, invece di tenere forte i braccioli della sedia dalla tensione, ti stava scendendo la palpebra. [...]

30.7.13

Under the dome, serie Tv


Poteva essere la serie del millennio, poteva essere il must have per ogni appassionato o neofita, poteva essere la serie che avrebbe convertito i cinematografisti alle serie televisive, poteva essere la serie che avrebbe fatto amare King anche a chi King non lo conosce. E invece no.
L'ha prodotta Spielberg e questo basta.
E pensare che tu c'hai sperato fino alla fine che fosse la serie Prescelta e quindi ti sei dato tempo fino alla fine della seconda puntata che hai visto tutto d'un fiato (perché ne vedi almeno due per capire se quella che vedi è una minchiata colossale  è solamente preda di sceneggiatori ubriachi e/o depressi e/o affetti da analfabetismo).
E invece manco così.
Lo dici a malincuore, con il dolore che sale dal petto e arriva agli occhi sotto forma di lacrime, ma Under the dome non ti ha convinto proprio.
Ritmi scanzonati, tagli in scena fatti un po' alla bene e uallera, una sceneggiaatura che non trasuda suspance e una storia che non aiuta almeno all'inizio (il bello viene dopo, oh sì). Un paio di tostapane e uno scaldabagno nel cast al posto di attori professionisti non aiuta.
Ma allora la buttiamo via ?
No, non ancora almeno.
Perché?
Perché The Dome, il libro di Stephen King da cui è tratto il telefilm (se non lo conoscete siete invitati a darvi tre martellate sul pollice sinistro per punizione autoinflitta e poi andate a leggerlo) è un capolavoro.
Ma non un capolavoro tipo quei libri che dici ah, si carino o ah, si mi è piaciuto.
No.
Se dico capolavoro intendo CAPOLAVORO.
Un libro che quando lo finisci, pure se ha una fine alla statte bono te che la fine mica conta così tanto in un libro, ti ha riempito, ti ha intrattenuto, ti ha fatto riflettere, ti ha sconvolto ed infine ti ha dato un senso.
E non conta se la fine se l'è mangiata il cane del vicino e così un po' tutta stropicciata è difficile da interpretare, ma quello che conta è quello che ha dentro.
E cioè l'arte della vita.
Se dovete leggervi un libro, adesso sapete quale sarà.
Ci ha messo una decina d'anni a tirarne fuori uno così (l'ultimo era stato Desperation nel 1996), ma zio Stephen ce l'ha fatta. Un po' come 22/11/63 che hai letto e ti ha fatto mettere a piangere, e Joyland che stai finendo di leggere e che è riuscito ad inquietarti come Desparation ai suoi tempi.
Ma questa è roba per un altro post.
Insomma, la serie tv di Under the dome è partita in piena mosceria. Ritmo, sceneggiatura e qualche pezzo del cast non sono all'altezza di una storia unica nel suo genere.
Da buttare via, quindi? No. Amo Stephen King e amo le serie televisive quindi tutta la prima stagione me la gusto piano piano, sia mai che alla fine non faccia come i migliori Bordeaux.
Cioè che con il tempo migliorano.

Però, un'altra idea ti è venuta, e il titolo comincia con Il Lato Oscuro della fiction...

26.7.13

Wolverine:l'immortale, la recensione

- Certo che se volessimo vederlo sotto la luce dell'estrema dicotomia orientale tra contenuto e forma, Dan...
- Jon, per favore. Ti picchierei se non mi fossi fatto male capovolgendomi dalla sedia negli ultimi tre minuti...




Diciamolo chiaro, a te Wolverine ti attizza un sacco.
E', è stato, e sempre sarà, il tuo supereroe da adulto. Quello che hai scoperto e amato dopo la pubertà, all'occorrenza quello cattivo e violento, che quando avevi dodici anni e leggevi solo l'Uomo Ragno ti metteva un po' paura (e con tutti quei peli sulle braccia ti faceva pure un po' senso).
Dopo sei cresciuto però, e hai tralasciato l'Uomo Ragno per un po' perché ti sentivi grande. Con lo slancio di chi capisce una fava, a quindici anni sei entrato in un tunnel della droga molto particolare: quello in bianco e nero dei manga.
Sei riuscito a debellare questo morbo letale solo dopo aver dilapidato un patrimonio, aver riempito una libreria ricolma quasi a scoppiare e esser passato incolume all'ultimatum di tua madre "in camera o te o i giornaletti".
Allora decidesti di smetterla una volta per tutte (però, come tutte le droghe, ancora oggi ogni tanto ci ricadi ancora) e di passare ad altro: Wolverine, appunto.
Ne esce uno al mese e occupa pure poco spazio, ti ripetevi quando andavi in fumetteria. Tornato a casa allora non ti restava che mettere in atto un piano mellifluo e terribile degno di Loki in persona, il Dio degli inganni.
"Mamma, questo non è per me ma per lui" indicando il tuo piccolo ed innocente fratellino"così impara a leggere più in fretta".
Tacevi sul fatto che a tuo fratello, poco più che ottenario, dei fumetti di Wolverine non fregava una fava e tu cominciavi ad avere sedici anni. Ma vabbè. Nello sviluppare questi piani diabolici sei pure riuscito ad attaccargli il morbo degli X-Men che ancora oggi si porta addosso, ma di questo magari ne parliamo un'altra volta.
Insomma, alla fine della fiera Wolverine è il tuo eroe da adulto e dove compare lui a te brillano gli occhi e viene la sudarella.
Hai amato la trilogia sugli X-Men (in particolare il secondo che ce l'hai nel cuore), hai adorato alla follia Wolverine: le origini commuovendoti pure nel finale, e di X-Men l'inizio manco l'hai preso in considerazione perché se non c'era lui non era un film sui mutanti (la fede non si discute).
Insomma, per me dove c'è Logan c'è casa.
Ma non qui, non in Wolverine:l'immortale che più un film su Wolverine mi è sembrata una puntata del telefilm Scopriamo il Giappone.
Io alzo la mano, chi vuole mi segua [...]

24.7.13

Monsters University, la recensione (senza spoiler)

- Dan, e Boo, dov'è Boo?
- Jon smettila, non fare domande idiote
Ci sono dei film che hanno fatto storia e Monsters & Co. è uno di questi.
Film geniali che piazzano un paio di colpi forti nell'immaginario collettivo, sono quei film che hanno una prospettiva fuori dal comune, che non solo raccontano una storia o tante storie, ma raccontano di interi mondi che pulsano come se fossero vivi.
Sono film che hanno un'anima, che trasmettono sia emozioni che pensieri e che facilmente entrano dentro in chi li guarda per restarci.
Film del genere, soprattutto nell'animazione, sono rari, giusto un paio ogni lustro. Se tutto va bene.
Per questo è fondamentale distinguere tra film carini e godibili e film che vanno obbligatoriamente visti.
Sotto questo punto di vista, Monsters & Co. e quasi impeccabile.
Una regia curata nei minimi particolari, personaggi profondi e divertenti e, soprattutto, un modo di far funzionare le cose a dir poco visionario.
Capolavori del genere è impossibile duplicarli, triplicarli o dozzinarli. Si possono fare dei sequel sperando solamente che la loro dozzinalità non appanni il ricordo del loro immenso predecessore.
Monsters University è il prequel-sequel del sopracitato capolavoro Disney Pixar (si, quello de Topo Michele bravi, adesso zitti e tornate ai banchi).
Gestire la realizzazione di un film così, che non solo non debba svalutare il predecessore ma debba in qualche modo celebrarlo, è già dall'inizio una missione spinosa. Per questo si è voluto puntare su una storia che raccontasse il prima piuttosto che il dopo, sperando che il "dietro le quinte" aggiunga valore al primo e non glie ne tolga (chi ha visto Il Re Leone 3- Hakuna Matata sa di cosa parlo).
Infatti per idearlo e realizzarlo ci hanno messo più di cinque anni.
Ma veniamo al film.[...]