Ci hai pensato parecchio su, su questa pezzo non sul film. Uscito il 21 aprile in Italia, il 30 aprile qui in Francia, tu lo hai potuto guardare solo ieri. Ti sei preso più di una mezza giornata per pensarci su e ti sei detto "questa recensione non s'ha da fare".
Eppure ci sei tornato sopra più volte, e ogni volta che ci pensavi su era una volta in più che ti veniva voglia di scrivere. Ma di cosa?
Di un film passabile dell'ennesimo supereroe accalappia-soldi ? Del film di un regista che di film ne ha fatti pochi pochi e, a dirla tutta, pilotato da mamma Sony o obbligato a infilare nella pellicola più Sony Vaio che figuranti?
No, di qualcosa c'era da parlarne. Qualcosa di più profondo, di più essenziale. Quell'essenziale che possono cogliere solo chi di anni ne ha sei o di anni ne ha quaranta, e ha cominciato a leggere il fu Uomo-Ragno proprio a quella età lì.
Per questo, stavolta non sarà una recensione, ma una relazione.
Sì, una relazione su quello che questo film mi ha lasciato dentro.
E torniamo a dire un po' di buffonate che se sei troppo serio nessuno ti prende in considerazione.[...]
