La più grande rissa da baretto nella storia della Marvel
Che Ciclope fosse un coglione con la C maiuscola non c'era bisogno di dedicargli una serie Marvel per farcelo scoprire. Cioè, parliamo di uno dei personaggi più prevedibili, scontati, inquadrati, noiosi e logorroici mai inventati prima nella storia dei supereroi.
Eppure, lo ammetto, per un momento ho pensato che avesse ragione. Che i suoi vaneggiamenti avessero qualcosa di assodato, che stesse facendo quello che ha fatto (un bordello, in pratica) perché fosse mosso da un Bene superiore.
E invece no, è un coglione e basta.
Chi ha letto questo crossover durato all'incirca un semestre, si sarà fatto già di per sé due conti su dove la Marvel voglia arrivare. Per quello che mi riguarda credo che, esaurita la spinta dei cattivoni ahia-ahia-distruggiamo-noi-la-Terra, c'era bisogno di una qualche svolta narrativa che ponesse quesiti etici e che facesse pensare al ruolo "giusto" del supereroe, e cioè di quanto sia disposto a sacrificare per il Bene comune.
Ci piace tutto ciò, purtroppo però Ciclope è coglione. Un nemico che sia credibile non si costruisce così, dall'oggi al domani, ma deve essere pensato prima e portato all'estremo delle sue scelte. Prendere un eroe e ribaltargli la morale non fa di esso un villain ma un coglione qualunque. Nel caso di Ciclope, un coglione formato famiglia.
Per fare ciò la Marvel si è attaccata alla più grande rissa da baretto della sua storia mettendo contro Vendicatori e X-men in una serie di fumetti in cui l'unica ragione narrativa era quella "vince chi dà la cinquina più forte". Eh si, cari miei, perché oltre a gonfiarsi tutto il tempo e a far morire Xavier (per la dodicesima volta) non è successo poi molto. Ah già, Ciclope cerca di realizzare il sogno di Utopia e cioè fare quello che faceva Magneto prima che abbandonasse quelle mire e quella permanente così anni '80. L'unica vera differenza con Magneto è che Magneto non era un coglione.
